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29/08/2006 Per fermare la violenza Non passa giorno senza apprendere che una donna è stata violentata, picchiata, uccisa. Ogni volta siamo colte da rabbia, umiliazione, sensi di colpa. Ma non è più sufficiente dire “basta”, uscire dal silenzio, dare e ricevere solidarietà. Vogliamo i cambiamenti che sono necessari a fermare la violenza degli uomini sulle donne. Sappiamo che occorre riparare, là dove è possibile, là dove la violenza non conduce alla morte. Occorre prevenire; occorre modificare la cultura patriarcale che produce violenza. Conosciamo la difficoltà che esiste a sfatare gli stereotipi Vogliamo costruire con le donne, italiane ed immigrate, e con gli uomini, pratiche di relazione non violenta tra i sessi, di rispetto e di riconoscimento delle donne. Intendiamo garantire gli spazi di libertà femminile. A Bologna ci sono luoghi e associazioni femminili che sono da tempo impegnate a ridefinire il rapporto tra i sessi e lavorano per le donne in difficoltà, a cominciare dalla Casa delle donne per non subire violenza. Sono competenze ed esperienze accumulate da tante e in tanti anni, che, purtroppo siamo continuamente costrette a rimettere in campo. Sollecitiamo la società tutta e le istituzioni a passare dall’enunciazione ai fatti, mettendo in rete azioni, esperienze e competenze, come il tavolo costituito a Bologna nei mesi scorsi, dall’Assessora alle Differenze, e non ancora operativo. Istituzioni, servizi, strutture educative, forze dell’ordine, parti sociali, partiti politici, mass-media, donne e uomini della città, tutti si devono sentire coinvolti in un’unica forza di cambiamento. Ci sono piani d’azione differenziata; dalla complessità dell’azione educativa e i servizi di welfare adeguati, a provvedimenti semplici e tuttavia utili; come i “taxi rosa”, mezzi pubblici più efficienti, più attenzione e sensibilità alla persona e la valorizzazione dei tanti progetti e iniziative attorno alla prevenzione della violenza, promossi dalle associazioni femminili di Bologna. Non basta la consapevolezza femminile a fermare le mani maschili che violano la mente e il corpo delle donne fino ad ucciderlo. È indispensabile che assieme alle donne anche gli uomini, singolarmente e collettivamente, si assumano la responsabilità del cambiamento, con contributi di riflessione e azione. Dire “basta” non è sufficiente, ma è importante. Proponiamo e lavoriamo per una grande manifestazione nazionale che richiami attenzione e visibilità su questi temi.
Rete di donne di Bologna
LETTERA ALLA GIUNTA COMUNALE Al Sindaco All’Assessora per le Politiche delle Differenze Alla Giunta Comunale Alla Commissione delle elette Al Consiglio Comunale
La Rete di donne di Bologna è un’aggregazione informale di una decina di associazioni e gruppi di donne radicati in città, di singole, di donne elette nelle istituzioni locali, esponenti dei sindacati e dei partiti e consigliere di parità. Nata nel dicembre 2005, come coordinamento per l’autodeterminazione e la difesa della legge 194, si è consolidata attorno a iniziative per sostenere i diritti e la dignità delle donne e per difendere i loro “beni comuni”, acquisiti nello spazio pubblico della città.
Diamo un giudizio positivo del documento “Iniziative coordinate per contrastare la violenza alle donne” approvate dalla Giunta il 13 settembre 2006.
Valutiamo positivamente la volontà di coordinare e dare forza alle varie iniziative contro la violenza alle donne già in atto o in progettazione ed il coinvolgimento dei diversi assessorati, di varie istituzioni, dell’associazionismo e della società civile. Apprezziamo il riconoscimento della soggettività femminile come protagonista di iniziativa politica e suo destinatario da parte delle istituzioni.
La violenza contro le donne va assunta come priorità; le iniziative per contrastarla, per essere efficaci, devono avere continuità e durata perché sono profonde le radici che la generano. Devono saper coinvolgere l’intera città, donne e uomini; saper includere le donne immigrate e le loro aggregazioni.
Perciò chiediamo la certezza che il piano venga realizzato, che le iniziative programmate non siano sporadiche e sperimentali, ma diventino azioni che caratterizzano le politiche pubbliche.
Ciò è possibile solo se sono sorrette da adeguati finanziamenti. Il Bilancio di genere, di cui leggiamo nel Programma di mandato, ha la finalità di metterli in evidenza. Chiediamo che il bilancio del 2007 preveda una voce specifica per l’attuazione delle politiche delle differenze e che nelle voci di spesa dei singoli assessorati siano previsti stanziamenti per azioni o provvedimenti che, nell’ambito delle specifiche competenze, possano contrastare, anche indirettamente, la violenza alle donne.
Chiediamo che su questo ci sia un incontro pubblico e un’esplicita assunzione di impegno da parte del sindaco e della Giunta.
Un passo essenziale è il potenziamento dei finanziamenti alla Casa delle donne per non subire violenza. Un sostegno politico e finanziario va inoltre dato alle azioni di prevenzione mirate a modificare le culture che della violenza sono matrice. Ciò in accordo con le politiche nazionali, espresse anche nella Legge Finanziaria, nello stanziamento di 3 milioni di euro l’anno per la prevenzione e la repressione della violenza alle donne.
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DOCUMENTI RETE (2) |
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8/03/2007 Assemblea Pubblica 8 Marzo 2007 Parole chiave emerse in Assemblea:
Deficit di democrazia Tecnologia senza regole e senza legge Cultura non scalfita dalle esigenze delle donne Richiesta del rispetto del genere Conciliazione lavoro/lavoro di cura Politica per creare condizioni favorevoli Fossato fra bisogni e azioni che risolvano le problematiche, ovvero ‘tra rappresentate e rappresentanti Rischio di allontanamento definitivo delle donne dalla politica Incisività delle Reti di donne sulla politica Nomine di donne a cariche prestigiose per ‘ridurre il danno’ della mancata parità di rappresentanza Rappresentanza è un termine obsoleto: con cosa lo vogliamo sostituire? Non esiste uno spaccato realistico della società Solidarietà alle donne africane/ efficacia del protagonismo dal basso -> Protocollo di Maputo Mobbing sul lavoro Difficoltà delle donne del sindacato 50 e 50 Importanza della condivisione della riflessione nella pratica delle donne E’ solo disattenzione affidare a uomini incarichi di responsabilità decisionale su questioni di genere? Comitati, Reti etc… sono i nuovi luoghi della Politica, con cui le istituzioni devono fare i conti Rischio di ritorno alla ‘questione femminile’ 50 e 50 è un metodo: non è di per se qualità Parlare della politica come donne: il linguaggio delle donne deve contaminare il politichese Luoghi della politica aperti ai tempi delle donne A Bologna gli spazi delle donne vengono chiusi La politica non è delega: la delega riduce la ricchezza delle esigenze Ci basta il 50 e 50? In che relazione stanno la politica istituzionale e le nuove forme di politica basate non sulla delega, ma sullo scambio dei modi di fare politica? Bologna è una città più sensibile alle esigenze delle donne? A Bologna si è aperto un confronto con le Istituzioni su: finanziamento certo e pluriennale alla casa delle donne per non subire violenza, costruzione del bilancio di genere Richieste delle donne volte alla risoluzione dei problemi concreti Orgoglio di ciò che siamo e di cosa siamo state: ricominciamo a fare politica per cambiare la politica L’interazione fra le Istituzioni e le forme di politica altre è complessa Rete Arianna di cui fa parte Bologna: il tema scelto ‘modelli di relazioni tra Associazioni e Istituzioni La legge sulla violenza è stata elaborata senza aver consultato le competenze delle donne, competenze che ci sono e che sono a disposizione anche degli Amministratori per il miglioramento della qualità della vita di tutte e tutti Dall’incontro con le donne incontrate nei movimenti internazionali provenienti dai paesi in via di sviluppo nasce molta forza: contrastano con forza la classe dominante nei loro paesi Con le donne migranti nel nostro paese facciamo fatica a trovare dei punti d’incontro per fare politica: è una questione che ci attraversa, ancora poco affrontata. I luoghi della politica delle donne funzionano bene se si prescinde dalle appartenenze singole Le donne che lavorano nelle istituzioni sentono l’urgente bisogno di un aiuto perché lavorano in ambiente fortemente maschile Si sta favorendo una contrapposizione tra donne native/donne migranti Bisogna creare le condizioni affinché nella politica ci siano più donne Le donne hanno bisogno di una politica laica Confronto con le donne nelle istituzioni sulla politica in genere, non solo di genere Le donne si auto-organizzano, non hanno bisogno di una politica dall’alto che dica loro come organizzarsi |