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8/03/2006
Le Donne in “Assemblea” a Bologna dicono alle candidate e ai candidati dell’Unione
VOLTIAMO PAGINA
La società civile di questo paese sta scendendo in piazza, da mesi, in grosse manifestazioni, a Milano, Roma e Napoli. Donne e uomini, lesbiche gay e transessuali, hanno agito nella consapevolezza dei loro diritti, primo fra tutti quello dell’autodeterminazione, con l’obiettivo comune di esprimere la pretesa ad avere uno Stato veramente laico, libero dalle ingerenze delle gerarchie vaticane e da una cultura politica neo-oscurantista che pretende di agire e di legiferare sui corpi e sulle scelte di vita di ciascuno. In questo senso si è voluto affermare una visione concreta e quotidiana della laicità dello Stato a partire dalla esigibilità e inalienabilità dei diritti. Legge da difendere “comunque e ovunque”- Interruzione volontaria di gravidanza – legge 194. L’autodeterminazione faceva riferimento, negli anni 70, alla libertà di abortire senza mettere a rischio salute e vita, e di usare i contraccettivi per liberare la sessualità da gravidanze non volute. Oggi ancora, chiediamo un impegno affinché le forze politiche e il Parlamento nel sostenere la piena applicazione della 194, respingano con decisione qualunque tentativo di modificare in senso restrittivo il suo impianto di tutela della libertà, della salute e, quindi, della vita delle donne. Questo anche attraverso il libero accesso alla pillola abortiva -RU486 – che ridurrebbe il trauma e l’invasività chirurgica sul corpo delle donne. Per realizzare questo basta introdurre il farmaco nella Farmacopea italiana(Registro del Farmaco) Anche se l’aborto non è un diritto la modalità con cui una donna decide di abortire fa parte della sfera dei suoi diritti( diritto d’autonomia nella scelta terapeutica). L’obiezione di coscienza non può essere utilizzata per ritardare o impedire l’erogazione del servizio. La 194 deve essere garantita dalla struttura pubblica Un sostegno alla 194 richiede un potenziamento in quantità e qualità della struttura dei consultori in tutto il territorio nazionale non solo come luogo di servizi ma anche come luogo di consapevolezza femminile e maschile sul proprio corpo sessuale e riproduttivo per una genitorialità libera e responsabile Legge da potenziare “ eccellentemente”sui consultori n405/75 Con le risorse previste dalla legge istitutiva (1 consultorio ogni 20.000 abitanti, presenza di ginecologa/o, ostetrica, psicologa/o, assistente sociale) e ponendo al centro la salute di donne e uomini, nel rispetto delle differenze culturali e di orientamento sessuale, abbiamo chiesto che i consultori siano luoghi di eccellenza per la salute delle donne e per la formazione della consapevolezza del proprio corpo in tutte le fasi della sua vita: dall’adolescenza alla riproduzione, dalla menopausa alla vecchiaia. Almeno così le donne lo avevano pensato fin dalle origini. Un luogo pubblico laico che per le donne è anche un luogo politico. Un luogo plurale che accolga nei servizi erogati la pluralità del mondo che vi accede. Un luogo in cui i saperi diversi si confrontano e il corpo e la salute abbiano una visione più olistica e più aperta ai diversi approcci diagnostici e alle diverse possibilità terapeutiche. Un luogo de- medicalizzato, ma potenziato in un concetto più ampio di salute così come lo definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità: completo stato di benessere fisico psichico e sociale. Per questo, un luogo dove una donna sia accolta da un equipe di lavoro multidisciplinare, potenziato e valorizzato, con un’adeguata presenza di mediatori e mediatrici culturali ma dove l’assistente sociale assuma un ruolo centrale nell’essere il tramite tra la i servizi sanitari della ASL e quelli del comune. Dove l’integrazione tra servizi pubblici e privati così come previsto dal piano regionale e come sottolineato dalle consigliere del centro sinistra” potrebbe realizzarsi nella chiarezza dei ruoli e dei valori che ispirano un’amministrazione laica”. Legge da cancellare o da modificare “ profondamente” - Procreazione medicalmente assistita– legge 40 La legge 40 sulla fecondazione assistita frutto di una lunga mediazione politica tra quanti pensavano di dovere regolamentare una tecnologia come quella della fecondazione in vitro in nome della salute delle donne e quanti hanno voluto cogliere questa occasione per ri-mettere sotto controllo il corpo femminile e attraverso questo, l’intera società. In questo senso questa legge è un eclatante scambio politico sul corpo delle donne.Questa legge non tutela la salute della donna e, vietando ulteriori ricerche, neanche la salute del futuro “nascituro”. La legge 40 che dovrebbe dare una risposta ha chi è sterile ci dice quali sono le condizioni in cui questa “persona sterile” deve trovarsi: non deve essere singola ma deve essere in coppia e possibilmente sposata. In questo senso la legge 40 è una legge etica che entra nel merito dei comportamenti delle persone e quindi dell’intera società. Come largamente previsto è prevedibile la legge 40 ponendo al centro il soggetto “embrione” ed escludendo la donna mostra il suo vero obiettivo: la revisione riduttiva e restrittiva della 194. E’ per questo che abbiamo chiesta e chiediamo che la legge 40 venga cancellata ma dal momento che questa possibilità appare irrealistica,( data l’attuale composizione dell’Unione) chiediamo che almeno venga “profondamente” modificata Legge da rivedere “criticamente” - Violenza contro le donne La violenza sulle donne continua quotidianamente in tutto il mondo, frutto di una cultura patriarcale e maschilista che vede nel dominio del corpo e della soggettività femminile l’espressione della sua piena soggettività. Almeno il 20% delle donne, a livello mondiale, ha subito abusi fisici e violenze sessuali dentro casa e fuori. Nei luoghi pubblici come in quelli privati. La violenza viene da uomini con i più diversi livelli culturali e di ogni ceto sociale. In Italia constatiamo un aumento delle aggressioni violente e degli stupri anche legittimati da una cultura oscurantista e maschilista, che cerca di estromettere le donne da ogni luogo decisionale sempre più fuori dalla vita sociale per relegarle nell’ambito del privato. Frutto di questo “sentire comune” è la recente sentenza della corte di Cassazione in cui si dichiara che la violenza subita da una minorenne è meno grave quando questa non è più vergine. Questa sentenza è l'ultimo atto di una serie impressionante di aggressioni alla libertà e alla dignità delle donne ed è un incentivo allo stupro! Il comune taglia i fondi alla Casa delle Donne per non subire Violenza. Un altro luogo delle Donne che viene depotenziato! Sempre a Dicembre a Bologna un altro episodio di stupro. Altri ne erano successi in quest’ultimo anno. Ma questo era diverso. Nonostante la zona fosse molto frequentata e trafficata la ragazza aveva urlato e nessuno si era fermato C’è da parte di noi donne la consapevolezza e la paura che i tagli della pubblica amministrazione e i pronunciamenti delle varie corti di Giustizia alimentino e “un sentire comune” un immaginario che giustificano gli atti di violenza quando la donna non rientra all’interno dell’ordine sociale e morale costituito. La legge sulla violenza sessuale, anche questa non voluta dalla maggioranza di noi donne, così come la 194 così come la legge 40 ( la grande rimossa in tutte le riunioni e nel documento proposto ma che noi a Bologna vogliamo rimettere a tema) così come il rifiuto dei PACS mettono in evidenza quello che da tempo andiamo dicendo: il tentativo di normalizzazione della società secondo uno schema a pensiero unico e patriarcale. La legge da eliminare “urgentemente” sull’affidamento condiviso( Gennaio 2006): Il tentativo di normalizzazione che passa attraverso il controllo del corpo riproduttivo e sociale,si traduce nella pratica in alcune parole d’ordine che attengono alle politiche familistiche del programma dell’Unione ma anche alle politiche del lavoro e del wellfare. Accanto alla consapevolezza che le nuove povertà nel mondo globalizzato sono “donna” e che le vie d’uscita stanno in una visione d’insieme che investe il lavoro produttivo non meno di quello riproduttivo, le proposte che invece vengono portate avanti, anche dall’Unione, mirano ad escludere il lavoro come parte fondante della costruzione d’indentità sociale. A partire dalla difesa della vita è la famiglia il nucleo sociale e identitario. Ne viene fuori una politica tutta volta a ributtare la donna nella sfera del privato ed escluderla dalla sfera pubblica, a partire dal mondo del lavoro. Le nuove politiche del lavoro e dei tagli alla spesa pubblica lo stanno a dimostrare. Ma non solo.La legge sull’affidamento condiviso fortemente voluto dall’associazione dei padri separati in nome della tutela del minore mira a ristabilire ideologicamente il controllo del comportamento materno ed il ruolo della donna nella società. In fatti in questa legge mettendo sullo stesso piano le responsabilità di entrambi i genitori nei confronti dei figli costringe “per il bene del bambino” la coppia a superare miracolosamente e irrealisticamente quegli stessi conflitti che hanno portato alla loro separazione Legge da fare “ Immediatamente”- Pacs e Unioni civili La società italiana è cambiata ed è vissuta da molteplici forme di relazione. I soggetti agiscono la libertà, dando importanza all’amore e all’autoderminazione, anche quando ciò comporta disapprovazione sociale. Esistono tante coppie formate da una donna e un uomo che non scelgono il matrimonio. E sono 1.200.000 secondo l’ISTAT in Italia le coppie formate da persone dello stesso sesso. Mentre le coppie eterosessuali possono accedere al matrimonio, invece le persone dello stesso sesso quantunque” in coppia “sono costrette a vivere “da single”. Anche il programma del centrosinistra, che non ha recepito l’istituto dei PACS, promette di riconoscere non le unioni in se, ma le persone che fanno parte di unioni di fatto. Tutta una serie di diritti quindi, che attengono al riconoscimento giuridico della coppia di fatto in quanto tale, omosessuale o non,rischiano di non essere riconosciuti: successione, agevolazioni fiscali, reversibilità della pensione, e così via. Qui è in gioco la vita quotidiana e la dignità di milioni di italiani e di italiane che non hanno la fortuna di sedere nei seggi di Camera e Senato dove questi diritti vengono concessi. Uno stato veramente laico e liberale deve garantire gli stessi diritti civili e sociali ai suoi cittadini, come persone, ma anche nelle formazioni sociali delle loro relazioni. Legge 30 – Una legge da cancellare immediatamente Occorre avere una consapevolezza comune di ciò che è avvenuto nel corso di questi ultimi anni, ovvero un sistematico peggioramento nelle condizioni di lavoro e di vita, per le donne in relazione al mercato del lavoro, ed alla sua frantumazione. Sia per le giovani donne che per le meno giovani, italiane o no, la precarietà si è prodotta dalla diffusione di lavori con contratti atipici, part-time,prestazioni occasionali, tempi determinati, collaborazioni a vario titolo. In tutte queste tipologie la presenza femminile è diffusa. Se accanto a queste condizioni lavorative associamo un peggioramento riduttivo dei servizi sociali( mancanza di nidi e di materne, costi delle case in affitto, difficoltà ad accedere al credito, redditi pensione spesso sotto la soglia di povertà) tutta la vulnerabilità sociale ed economica ricade sulla donna tanto che si può parlare di femminilizzazione della povertà. Le donne in difficoltà stanno aumentando (basta una separazione, un licenziamento,la perdita della casa, un adolescente in difficoltà, esclusione dai servizi sociali). Le donne in estrema povertà sono le meno protette, le più deboli da inserire nel mondo del lavoro. Occorre pertanto una profonda e coraggiosa riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che apra a settori fin ad ora esclusi e compia una profonda opera di inclusione sociale. E’particolarmente necessario costruire politiche che ridiano dignità lavorativa e autonomia economica. Il nodo della precarietà è ormai indissolubile legato ai temi della maternità, della nascita, della scelta “libera e consapevole”. In questi anni e forse per altri ancora questo è il vero nodo: priorità della madre in ogni progetto di vita, autoderminazione, più risorse ai consultori e meno aborti, salute ed integrità del nostro corpo, ma prima di tutto occorre mettere al centro la precarietà, perché questo è il vero volto con il quale si presenta la mancanza di libertà, la rinuncia all’autodeterminazione, l’accettazione di ruoli predeterminati, la rinuncia della propria realizzazione professionale e personale.
Da Milano e da Napoli: La precarietà di lavoro e di vita è il vero contraccettivo del futuro.
Donne immigrate che vivono e lavorano nel nostro paese. Stiamo assistendo ad una situazione nella quale molte donne straniere sostituiscono le donne italiane nel lavoro di cura e di riproduzione che garantisce a molte donne italiane di essere libere ed entrare nel mondo della produzione. Questo conferma che il lavoro di riproduzione continua ad essere percepito come un carico, una responsabilità del genere femminile. Occorre tenere insieme la lettura delle condizioni di donne che, proprio perché vivono situazioni molto diverse, devono essere collegate. Inoltre occorre dare riconoscimento sociale, cioè dare visibilità, far sì che le donne che svolgono quell’attività non vengano svalutate,ma considerate valorizzate come lavoratrici a pieno titolo. Bisogna rendere visibile la lunga catena che mette in relazione le donne nel mondo attraversando confini e continenti attorno al lavoro di riproduzione. E’ necessario esplicitare questa condizione e prendere coscienza che il superamento della povertà, della precarietà e delle condizioni di esclusione e marginalizzazione del lavoro delle donne può avere una via d’uscita se affrontato in termini globali e con prospettiva di genere. La cittadinanza non è solo avere dei diritti, ma anche renderli esigibili e poterli esercitare. Dobbiamo impedire che in nome della flessibilità vengano legittimate prestazioni lavorative non rispettose dei diritti della persona, della donna; così come occorre definire norme che garantiscano una equa retribuzione correlata alle esperienze lavorative (l’affermazione della parità sostanziale di trattamento a parità di prestazione). Le nostre proposte:
1) ridurre in modo sostanziale le forme di contratto di lavoro precario,
2) adottare modalità che evitino la precarizzazione della vita privata, dare continuità e progressione a profili di carriera,
3) applicazione e sostegno alle legge 53/2000 sui congedi parentali
4) occorre considerare centrale il rapporto di lavoro a tempo indeterminato,
5) formazione continua e mirata
6) occorre operare per valorizzare gli spazi di autonomia individuale, per diversificare le prestazioni, ma anche in relazione ai bisogni ed alle prospettive ed esigenze delle lavoratrici,
7) politiche sociali e non solo economiche per donne in estrema povertà/esclusione sociale
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